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Quali energie muoveranno l’automobile?

“Quali energie muoveranno l’automobile?”
Il Rapporto raccoglie il parere dei massimi esperti nazionali e internazionali del settore. I prodotti petroliferi soddisfano ancora il 96% della domanda di mobilità, non solo su gomma, un dato, questo, che lascia presagire uno scenario in evoluzione di medio-lungo periodo, anche perché tutte le strategie istituzionali indicano, in prospettiva, un contributo decisivo da parte dell’elettrico. La sfida decisiva sarà negli investimenti in ricerca e sviluppo delle Case automobilistiche e nel progresso tecnologico, che aumenteranno sia l’efficienza energetica che la compatibilità ambientale della trazione.
La riduzione delle emissioni unitarie dei veicoli stradali, nella misura resa necessaria dagli obiettivi globali, potrà essere ottenuta solo da una forte innovazione nella trazione e nei combustibili: combustibili efficienti e alternativi (benzine e gasoli migliorati, biocombustibili, gas – compresso o liquefatto -, idrogeno, combustibili sintetici…), aumento di efficienza dei motori e del loro impiego nell’uso normale, mobilità elettrica in tutte le sue forme (dai veicoli ibridi ai “full electric”), sono alcuni degli elementi chiave per l’innovazione. Le soluzioni possibili sono diverse e, al momento, sono ancora oggetto di ricerca; è abbastanza evidente che, tenuto conto sia della radicalità di alcune delle soluzioni allo studio sia dell’importanza sociale ed economica del mercato dell’automobile e dei tempi necessari al ricambio, si tratterà di una “transizione” lenta e progressiva.
Il mercato dell’auto – pur nel quadro di una transizione energetica verso un’economia “low carbon” – vedrà, nel prossimo futuro, la convivenza necessaria di soluzioni diverse, anche con tempi diversi di introduzione. Varie considerazioni portano a questa conclusione; occorre tener conto che oggi non si vede una soluzione tecnologica che – da sola e subito – possa ottenere i risultati desiderati: troppe e troppo importanti le incognite; lunghi i tempi di realizzazione di quanto necessario a una introduzione di massa di sistemi innovativi; molto vasto e diversificato il mercato dei veicoli stradali, con necessità molto articolate. È anche evidente che, per raggiungere gli obiettivi citati, saranno necessari investimenti importanti, sia per le attività di ricerca e sviluppo che per le infrastrutture di supporto alle nuove forme di mobilità automobilistica e sarà quindi opportuno mantenere un contesto che giustifichi e motivi questi investimenti. Inoltre, per favorire lo sviluppo e l’ingresso sul mercato di tecnologie migliori, saranno opportuni interventi normativi o accordi di lungo respiro (quali, ad esempio, gli accordi che hanno motivato e accompagnato lo sviluppo di carburanti più efficienti e la definizione di limiti progressivi sulle emissioni inquinanti e sulle emissioni medie di CO2). Potrebbero infine essere valutati interventi di incentivo capaci di orientare le scelte del mercato e accelerare il ricambio.

L’ultimo barile

Sotto questo aspetto il settore trasporto ha con le fonti non rinnovabili un rapporto di dipendenza ancora più stretto. Se altri comparti economici e industriali soddisfano la loro domanda energetica attraverso una seppur limitato ricorso alle fonti rinnovabili, in questo settore, infatti, il 98% dell’energia utilizzata deriva dal petrolio. Nei trasporti la mancanza di un’alternativa immediata appare ancora più critica.

La strada per Kyoto

La combustione di tanto petrolio, gas e carbone, ha innalzato vertiginosamente il livello di emissioni di CO2 in atmosfera. I grandi della terra hanno adottato, pertanto, un protocollo vincolante con cui si sono impegnati a tenere sotto controllo il livello di emissioni di CO2, in diversi comparti energetici e industriali. C’è un grande assente: il settore trasporti.